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MokaByte 143 - Settembre 2009
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Editoriale
So bene quanto siano attenti alle ultimissime novità molti dei nostri lettori, ma so anche quanto sia difficile "star dietro a tutto", specialmente quando si è molto impegnati su progetti e consulenze. Così, di recente, controllando un po’ di RSS "arretrati", ho scoperto una novità interessante, che alcuni lettori più attenti già conoscevano: Google AppEngine. Si tratta di un sistema basato sul concetto del Web 2.0 che tramite un account gratuito (stile Google-Calendar o Google-Docs) mette a disposizione uno spazio sui loro server dove si può effettuare il deployment di applicazioni Java EE e dove si dispone di un JDK e di una serie di tool di deploy e configurazione.
Coloro che l’hanno provato abbastanza estesamente mi dicono che è un sistema ancora piuttosto semplice e forse poco adatto ad applicazioni complesse; ma l’iniziativa è sicuramente molto importante. È un passo importante e prosegue il cammino cominciato anni fa quando iniziarono a rendersi disponibili gratuitamente vari sistemi di content management (blog, wiki, CMS) prima, e applicazioni Web 2.0 poi. L’avvento di web tools di workgroup (dai vari sistemi di team management agli incredibilmente efficaci google docs) ci ha fatto comprendere come il web poteva diventare realmente una piattaforma di lavoro e di condivisione delle informazioni e non solo un sistema per pubblicazione di pagine HTML prima statiche e poi dinamiche.
Adesso il fatto di poter disporre di un container Java EE con tanto di supporto per la persistenza dei dati (ORM compreso) è la dimostrazione che le cose potrebbero subire una nuova svolta e un impulso in avanti non indifferente. Il nome che sta dietro questo nuovo sistema (effettivamente non l’ultimo arrivato), unitamente al fatto che Google AppEngine sia gratuito (aspetto invitante, anche se forse neanche il più importante) potrebbe dare quel "boost" alla iniziativa.
L’idea non è drasticamente nuova: si pensi al supporto per PHP offerto da molti hosting provider; il fatto però e che qui si "aggredisce" il mercato da una posizione di forza, e questo può risultare risolutivo. Questa iniziativa legata a Java EE è probabilmente un importante segno di come ormai anche noi puristi della filosofia Enterprise, formati alla scuola "classica", possiamo abbandonare la nostra gabbia dorata e iniziare a vivere nella blogosfera.
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Sommario |
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I parte: Simplicity matters!
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ZK è un framework open source basato su Ajax che permette di creare ricche applicazioni web con poco codice. L'architettura di ZK è server-centrica e utilizza un modello "event-driven" molto simile a quello usato per applicazioni desktop. Permette di usare in modo semplice e intuitivo oltre duecento componenti Ajax, non richiede numerosi file di configurazione, né lunghi file XML per descrivere le interfacce grafiche, permette di accedere ai dati (e a database) con binding automatici.
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di M. Mazzei
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IV parte: Groovy Testing
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In quest'ultimo articolo dedicato ai tools che Groovy offre allo sviluppo di applicazioni Java, vediamo in che modo Groovy può semplificare la fase di testing delle applicazioni, sia attraverso la sua sintassi lineare e concisa, perfetta per la stesura dei test, sia attraverso un supporto semplice e completo alla creazione di mock objects.
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di D. Rossi
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II parte: I metodi di sessione
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Continuiamo la serie sugli aspetti avanzati di Hibernate con un articolo sui metodi di sessione. Come già spiegato, lo scopo di questi "appunti" è di richiamare l'attenzione degli utenti di Hibernate su caratteristiche avanzate del framework di persistenza che spesso possono apparire poco chiare anche a utilizzatori non principianti.
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di C. Faraoni
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L'implementazione Apache della specifica Sun JSR-299
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Negli articoli precedenti abbiamo parlato dettagliatamente dei Web Beans spiegando come esistano delle specifiche a tal proposito. In questo articolo presentiamo gli Open Web Beans, ossia l'implementazione Apache delle specifiche Sun JSR-299 del modello a componenti stateful e contestuale.
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di G. Iozzia
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II parte: Creazione di un server standalone
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Dopo aver affrontato, anche da un punto di vista teorico, alcuni aspetti inerenti l'integrazione tecnologica e funzionale dei moduli Java EE sugli ambienti server, in questo secondo articolo affrontiamo la creazione di un server standalone. Si tratta di approntare un ambiente server WebSphere nella sua configurazione più semplice.
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di L. Bennardis
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